Aperture alari
Le discussioni tra amici che non si vedono da molto tempo sono difficili da seguire: i salti di palo in frasca sono inevitabili, sulla scia dei ricordi e delle news che vengono alla mente. Fu proprio in una di queste infinite discussioni “per rimettersi al passo” che Renato mi disse, qualche mese fa: “Beh, lo sai chi sta preparando un album? Un trio formato da Dave Grohl, Josh Homme e John Paul Jones“. Lì per lì non so se ci credetti davvero o pensai a qualche sparata grossa di un giornale d’oltremanica. Fatto sta che la storia era vera, e l’album che ho tra le mani ne è la prova.
I Them Crooked Vultures sono esattamente ciò che promettono di essere: un misto tra lo stoner dei Queens of the stone age (di cui Homme è leader e fondatore), il rock più puro dei Led Zeppelin e il “qualcos’altro” portato dalla batteria di Dave Grohl. A questo punto però la domanda che viene da porsi è: saprà un supergruppo del genere, forte di strumentisti di fama mondiale, andare oltre il disco di maniera e mostrare di avere delle idee? A quanto pare sì. Il loro nuovo disco omonimo trabocca di buone idee melodiche, di ritmi raffinati (e qui Grohl mi ha stupito) e ha soprattutto un tiro micidiale. Merito, questo, probabilmente dell’intensa attività live che i tre hanno deciso di tenere prima della registrazione del disco stesso.
A ben guardare non c’è niente di davvero nuovo in quello che gli avvoltoi curvi propongono, e un buon conoscitore delle loro carriere soliste non tarderà a riconoscerne i tratti caratteristici nelle 13 canzoni che compongono la tracklist, ma l’impressione che ho avuto, ascoltando il disco, è stata che non fosse assolutamente questo l’obiettivo che erano intenzionati a raggiungere. Mi sembra quasi che nel fluire spontaneo delle canzoni, spesso scritte e incise in pochissimo tempo, abbiano voluto lasciare spazio ad una vena di tradizione. Il grunge ha vent’anni, ormai, lo stoner pure, e il rock’n'roll è più vecchio dei padri che lo demonizzavano: è inevitabile che a questo punto un conclave di leader come questo sarebbe arrivato a creare qualcosa di, a suo modo, classico.
Una pietra miliare nel senso più proprio del termine, una nuova fine e un nuovo inizio con il quale confrontarsi. Due quarantenni ed un sessantenne che suonano come i padri degli Arctic Monkeys, e dimostrano come i padri siano più autorevoli dei figli.
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